Cosa vuol dire comunicare in pratica - Patrizia Marzola
 

Cosa vuol dire comunicare in pratica

Se pensiamo a quante volte abbiamo sentito questa domanda ci viene il mal di testa!
Conosciamo definizioni diverse di questo concetto.
Chi sa qualcosa in merito all’argomento, aggiunge la sua, ogni individuo che ha vissuto determinate esperienze, inserisce un suo prezioso contributo per rendere più chiaro e completo possibile il significato del termine “comunicare”.

Così pensando alle diverse definizioni si può affermare che comunicare è:
  • Un processo di relazione;
  • Mettere in comune;
  • È un processo di scambio;
  • C’è influenzamento reciproco;
  • Si raggiunge un obiettivo;
Così, sempre grazie a questi diversi contributi, si può con certezza sostenere che, comunicare non è:
  • parlare;
  • sentire;
  • non è qualcosa di statico;

Si può, inoltre, affermare che è responsabilità del comunicatore far capire il significato del suo messaggio.
Ed è anche certo che l’emittente può dire di aver raggiunto la sua meta solo se, il destinatario dà segnali certi di comprensione.

Quindi, questa storia ha una bella trama, con un soggetto del tutto particolare, la comunicazione.
I personaggi sono: un emittente, che trasmette qualcosa, un destinatario che riceve questo qualcosa, e un messaggio che è trasmesso e ricevuto.
  • Ma la comprensione di questo messaggio da chi dipende?
  • Cosa c’è tra i due personaggi di così importante da impedirne la comprensione?
  • Vuol dire che ci sono altri attori che partecipano alla storia? E chi sono? E qual è il loro ruolo?
  • Sono  secondari o altre figure di spicco?

Non ci resta che andarli a scoprire insieme.

Il circuito della comunicazione
C’era una volta un bel signore distinto, ama indossare un abito scuro completo di cappotto e cappello, e porta con se il suo inseparabile ombrello.
Il suo nome? Emittente. Questo signore ama trasmettere i suoi messaggi in compagnia di diversi amici, non esclude mai i suoi fidati alleati e consiglieri dal compito che ritene così importante.
I loro nomi sono canale verbale, canale vocale e canale non verbale.
Il canale VERBALE usa come accessori il gergo, le parole, il linguaggio.
Il canale VOCALE indossa sempre il tono, il volume e la velocità.
Il canale NON VERBALE, forse il più eccentrico dei tre, perché secondo il suo umore, ama mettere più o meno in mostra il corpo, la mimica e i gesti.

Quindi: l’emittente trasmette il messaggio arricchendolo mediante i canali verbali, vocali e non verbali al ricevente.

Il ricevente interpreta il messaggio, cioè, vi attribuisce un significato solo  secondo la sua percezione, costituita da credenze, attitudini ed educazione, che dipendono da condizioni più oggettive, quali il tempo e le convenzioni sociali.

MA la comprensione del messaggio è possibile solo se si presta ascolto a quanto è trasmesso. Ma, si può ascoltare in tanti modi diversi.

L’ascolto è reale sono quando il messaggio trasmesso attrae la nostra attenzione. Allora mettiamo volontà e impegno, e cerchiamo di metterci nei panni dell’altro (empatia) per cercare di capire meglio quanto stiamo ascoltando.

DUNQUE:

Il Trasmittente comunica il suo messaggio utilizzando tutti i tre canali della comunicazione;
Il Ricevente lo interpreta secondo la sua percezione soggettiva e oggettiva, dalla qualità dell’ascolto che pone;
Il ricevente invia segnali di risposta al trasmittente, rispetto a quanto ha capito, e dell’effetto che il messaggio recepito ha avuto su di lui;
Il trasmittente è a sua volta influenzato dagli stessi elementi che hanno condizionato la comprensione del messaggio da parte del ricevente.
 
dott.ssa Patrizia Marzola
 
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